Atalanta-Juventus 0-1, l’editoriale – Capitano le partite così

Non è stata la prima volta e – purtroppo – non sarà l’ultima volta che l’Atalanta sarà protagonista di una partita come quella di ieri con la Juventus. Vale a dire, una gara pressoché dominata ma con il torto di non aver concretizzato le occasioni create e di essere punita alla prima opportunità avversaria.

Hai voglia a parlare di tattiche, moduli e scelte tecniche quando per sfortuna/bravura di Di Gregorio/imprecisione vengono sciupate ben 5 occasioni mentre gli avversari trovano il più classico dei gol degli ex con Boga tramite un gollonzo da Gialappa’s Band propiziato da una frittata di compartecipazione con Carnesecchi, Djimsiti e Scalvini.

Una sconfitta immeritata, dicevamo, ma che comunque porta con sé un piccolo appunto da fare a Palladino. Nell’assalto finale, l’Atalanta si è incaponita a giocare per vie centrali venendo “rimbalzata” dalla testuggine difensiva bianconera.

Perché, dunque, non si è passato al 4-2-3-1 allargando il fronte offensivo con Raspadori e De Ketelaere sugli esterni e Scamacca ad agire sottopunta alle spalle di Krstovic in maniera da aggirare la densità difensiva juventina?

Poi, probabilmente, si sarebbe perso lo stesso anche giocando fino a domani mattina però almeno provare qualcosa di sorprendente per l’avversario, sconfitta per sconfitta, sarebbe stato opportuno.

Detto questo, assolutamente non scoraggiarsi. Vi è ancora l’obiettivo del sesto posto da perseguire. Soprattutto perché vi è all’orizzonte lo scontro diretto in tal senso con la Roma di Gasperini.

Palladino: “Il calcio è purtroppo anche questo, ma noi in campionato non molliamo”

Le dichiarazioni dell’allenatore dell’Atalanta Raffaele Palladino subito dopo la sconfitta della sua squadra con la Juventus per 1-0 rilasciate ai microfoni di Sky

Sulla partita: “Purtroppo il calcio è anche questo, va accettato. Abbiamo fatto una grande prestazione e sono fiero dei miei ragazzi, gli ho fatto i complimenti anche se non è il risultato che volevamo. Queste sono partite che possono accadere in una stagione che però vanno azzerate e bisogna ripartire“.

Sull’episodio del presunto rigore di Gatti: “Episodio di Gatti? Non parlo, se l’arbitro ha deciso così accettiamo e faccio i complimenti alla direzione di Maresca“.

Sul futuro: “Comunque continueremo a non mollare, abbiamo un campionato da finire bene con la possibilità da risalire“.

L’Atalanta gioca, Boga segna. 1-0 per la Juventus a Bergamo

L’Atalanta gioca forse una delle sue migliori partite ma esce sconfitta contro la Juventus per 1-0 nella sfida valevole per la 32/a giornata di Serie A 2025/2026. La Dea spreca 5 nitide occasioni da gol (tra cui il palo colpito da Scalvini) e la Vecchia Signora trova il gol vittoria con l’ex Boga al 48′ che approfitta di una frittata commessa da Carnesecchi e Djimsiti. La Juventus, aspettando il Como, sale al quarto posto a 60 punti, l’Atalanta resta settima a 53 a -4 dalla Roma sesta. E sabato prossimo scontro diretto all’Olimpico.

Lecce-Atalanta 0-3, l’editoriale – Calma, ma la Dea è cacciatrice

A Lecce-Atalanta, partita valida per la 31/a giornata di Serie A 2025/2026, chiedevamo la risposta a un quesito: la Dea è più “preda” o più “cacciatrice” in questo finale di campionato? La risposta è stata evidente: “Via del Mare” sbancato con facilità con un rotondo 3-0 e sesto posto della Roma (con scontro diretto all’Olimpico tra due settimane) a -1.

Lo dicevamo come una cantilena lo scorso mese: l’Atalanta non può fare a meno contemporaneamente di Ederson, De Ketelaere e Raspadori altrimenti diventa una normale squadra di centro classifica. I tre “tenori” alzano in maniera evidente il tasso tecnico della compagine di Palladino e rendono la Dea competitiva ad alti livelli e – diciamolo a bassa voce – “ingiocabile” per le squadre di bassa classifica.

Il Lecce, infatti, solo nel primo quarto d’ora ha provato a impensierire l’Atalanta ma poi è stato un monologo nerazzurro con i tre gol e altre diverse occasioni nelle quali la Dea avrebbe potuto ampliare le distanze.

Protagonista nello stadio che per primo l’ha visto calciatore importante in Italia è stato anche Nikola Krstovic. Il montenegrino ha siglato il gol del 2-0, ha sbagliato un altro paio di gol ma ha mostrato sempre grande rispetto verso il pubblico leccese.

Così come è stato rispettoso e commovente allo stesso tempo l’omaggio che l’Atalanta – rappresentata da Capitan De Roon – ha fatto alla memoria di Graziano Fiorita, il fisioterapista del Lecce venuto prematuramente a mancare alla vigilia di Atalanta-Lecce dello scorso campionato.

Ora però occorre calma. L’Atalanta c’è ed è cacciatrice. Ma il Lecce è stato test probante fino a un certo punto. Il momento della verità è nelle prossime due settimane: Juventus in casa prima e Roma fuori dopo. Dopo questi 180 minuti più recupero capiremo se la caccia della Dea potrà essere fruttuosa.

Palladino: “Pensavo solo all’Atalanta fin da inizio campionato”

L’allenatore dell’Atalanta Raffaele Palladino ha rilasciato un’intervista al Corriere della Sera toccando vari aspetti. Eccone uno stralcio tratto da calciomercato.com

Sull’immagine e sull’ambizione: “Madre natura mi ha aiutato, mi ha dato una bella immagine che io cerco di preservare tenendomi in forma! Nello specchio è riflesso un uomo che coltiva ambizione, forse anche troppa, e trasferisce ai giocatori questo concetto. Senza ambizione, senza disciplina siamo morti“.

Sull’Italia fuori dal Mondiale: “I temi da affrontare sono molteplici. Per costruire una casa le fondamenta devono essere forti. Dodici anni senza Mondiale sono la prova che tante cose non hanno funzionato, c’è stata consapevolezza? Ogni volta se ne è parlato per una settimana, due e poi basta, il cambiamento radicale è necessario. Vengo dalla generazione di Del Piero, Totti, Cassano, Di Natale, giocatori che hanno portato l’Italia su un livello altissimo. Oggi non si investe nei settori giovanili, non si punta sugli istruttori, che dovrebbero essere competenti e ben pagati. Se non sono remunerati e stimolati pensano alla propria carriera e non ai ragazzi. L’utilizzo di tanti stranieri toglie spazio e valore ai nostri giovani“.

Su Palestra: “È cresciuto molto, il prossimo anno lo vorrei con me“.

Sull’obiettivo stagionale dell’Atalanta: “I punti a disposizione ci sono, dico ai ragazzi che abbiamo perso i due mesi iniziali dobbiamo recuperare gli ultimi due. Bisogna crederci senza porci limiti. Vogliamo l’Europa, non so ancora quale sarà, ma bisogna puntare al massimo, con ambizione appunto“.

Sulla rottura con la Fiorentina: “Sono stato benissimo a Firenze abbiamo fatto qualcosa di enorme. Un bagaglio anche di vita che mi porterò dietro per sempre. Sessantacinque punti, non so quando riusciranno a rifarli. Auguro loro di salvarsi e di centrare ancora quest’obiettivo. Sono andato via, vero, con una telefonata. Con i dirigenti avevamo visioni completamente differenti. Io li scelgo i manager, il binomio si deve incastrare, è fondamentale per ottenere risultati. Ho fatto una cosa forte, ma io non alleno per soldi ma per ambizione, lì non c’erano più i presupposti. Pensavano che avessi già una squadra, i fatti hanno detto il contrario

Su Commisso: “Un papà, persona di una umanità incredibile, sincero e leale, molto legato alla famiglia. All’epoca mia madre non stava bene e mi è stato vicino“.

Su Berlusconi: “Un geniale visionario. Sempre avanti, potrei raccontare tanti aneddoti su di lui, ogni giovedì con Galliani andavamo a cena ad Arcore, io ascoltavo e imparavo. Anche scegliermi al Monza fu una genialata visti poi i risultati che abbiamo raggiunto“.

Sui Percassi: “Nella mia vita da calciatore e allenatore non ho mai conosciuto una famiglia come la loro. L’Atalanta è come un figlio, ci tengono in maniera passionale, amorevole. I Percassi sono i primi ad arrivare e gli ultimi ad andar via da Zingonia“.

Sull’Atalanta: “Quando è cominciato il campionato ho rifiutato offerte anche estere perché pensavo all’Atalanta. Ci tenevo, l’ho aspettata e per mia fortuna è arrivata. Con la Juve abbiamo fatto una chiacchierata poi loro hanno scelto un grande allenatore come Spalletti“.

Sul suo tifo: “Se tifo Juve? No. Nella mia stanza c’erano i poster dei miei idoli: Baggio, Del Piero e Zidane. Ho una simpatia per la squadra della mia città, il Napoli. Ma sono primo tifoso dell’Atalanta“.

Su un eventuale piano B per la sua vita: “Mai avuto un piano B. Volevo fare calcio e ho cominciato a 11 anni, i miei genitori mi chiesero però di continuare la scuola. E mi sono diplomato geometra. Sono entrato nel settore giovanile della Juventus e da lì ho avuto le mie opportunità. A 30 anni ero al Parma e già studiavo da allenatore, era tutto scritto“.

Sulla gestione del gruppo: “La disciplina sugli orari: arrivo, colazione e pranzo. È uno stile di vita. Il rispetto dei ruoli e il dialogo: non credo alla dittatura ma alla gestione del gruppo. Sento ogni tanto miei ex calciatori. Mi ringraziano per quello che ho lasciato, anche come uomo. Questo mi gratifica“.

Sull’eredità di Gasperini: “È stato naturale. Come se fossi arrivato in un ambiente ideale per me, preparato per me. Il mister qui ha fatto un grandissimo lavoro, resterà nella storia“.

Sulla sua vita privata: “Fuori dal campo? Zingonia fino alle 20, poi ogni tanto mi concedo una cena con gli amici. L’equilibrio prima di tutto. In futuro a Ballando con le Stelle? Macché, da ragazzo ho frequentato la scuola da ballo, seguendo i miei genitori che amavano il liscio. Ma non ero capace“.

Hien infortunato durante Ucraina-Svezia

Brutte notizie in casa Atalanta. Isak Hien è uscito per infortunio durante l’impegno della sua Svezia (vinto per 3-1) nella semifinale playoff per la qualificazione ai Mondiali 2026 contro l’Ucraina. Il difensore atalantino ha sentito un dolore alla coscia sinistra e ha chiesto il cambio. Seguiranno aggiornamenti.

Lutto, è morto Beppe Savoldi

Lutto in casa Atalanta e nel calcio in generale. All’età di 79 anni è scomparso quest’oggi Beppe Savoldi. Bergamasco di Gorlago, Savoldi è cresciuto nell’Atalanta, giocando in Prima Squadra dal 1965 al 1968 dove ha disputato 3 campionati di Serie A mettendo a referto 17 reti in 57 presenze.

Poi la cessione al Bologna dove è esploso definitivamente a livello nazionale. Sette anni sotto le Due Torri, dal 1968 al 1975 con il titolo di capocannoniere della Serie A vinto ex aequo con Rivera e Pulici nella stagione 1972/1973 con 17 gol.

Nel 1975, il passaggio al Napoli dove rimane per quattro stagioni diventando un idolo sotto al Vesuvio grazie alle sue reti. Nel 1980, tornato al Bologna, rimane coinvolto nello scandalo del calcioscommesse e viene squalificato per tre anni e mezzo.

Amnistiato nel 1982 dopo la vittoria dell’Italia ai campionati del mondo in Spagna, disputa l’ultima stagione della sua carriera proprio nell’Atalanta in Serie B. Il 26 settembre 1982 segna contro il Bari il suo ultimo gol con l’Atalanta e nella sua carriera.

Alla famiglia Savoldi le condoglianze da parte della redazione di BergamoNerazzurra.net

Atalanta – Hellas Verona 1-0, l’editoriale – Bisognava vincere, il resto dopo la sosta

Chi ci conosce sa benissimo che non siamo “risultatisti” a tutti i costi. Ma chi ci conosce sa benissimo che alle volte facciamo delle eccezioni a questa filosofia perché esistono determinate situazioni dove conta solo ed esclusivamente il risultato.

Ebbene, Atalanta – Hellas Verona 1-0 di ieri appartiene a queste eccezioni. Sarebbe stato infatti oltremodo ingiusto pretendere dalla compagine di Palladino un gioco spumeggiante e arioso quando siamo arrivati alla fine di un tour de force che ha visto la Dea giocare ogni tre giorni per quattro settimane consecutive.

E, soprattutto, con una limitata rotazione soprattutto in attacco e in mediana considerate le assenze di Ederson, De Ketelaere e Raspadori, rientrati solamente da una settimana.

Ecco perché ieri contro gli scaligeri fanalino di coda nessuno poteva onestamente pensare a un’Atalanta dominante in lungo e in largo. Chi conosce pregi e – soprattutto – difetti di questa squadra più onestamente pensava a una gara dove si sarebbe sfruttata la superiorità tecnica ma dove, alla lunga, la fisicità del Verona avrebbe potuto far rischiare qualcosa.

Il copione della partita è stato esattamente questo. Nel primo tempo l’Atalanta ha sfruttato la sua maggior qualità trovando il gol partita con Zappacosta e soffrendo praticamente nulla.

Nella ripresa, il Verona è cresciuto e ha avuto due pallegol clamorose non capitalizzate (anche per la bravura di Carnesecchi su Orban). L’Atalanta in avanti ha creato poco, eccezion fatta per una traversa spizzata da Krstovic.

Ma, alla fine della fiera, sono arrivati tre punti preziosi che consentono alla squadra di Palladino di mantenere invariato il distacco di 4 punti dalla coppia Juventus-Roma che si stanno dividendo il quinto posto e di avere sempre un vantaggio rassicurante sull’ottava, +7 sulla Lazio.

Contava questo. Ora la sosta giunge al momento opportuno. Per ricaricare le batterie fisiche e mentali verso il finale di stagione.

Partita sporca ma tre punti pesanti: Atalanta – Hellas Verona 1-0

Un’Atalanta non certo eccezionale conquista tre punti pesanti contro l’Hellas Verona vincendo per 1-0. Decide una rete di Zappacosta al 37′. Primo tempo di marca atalantina con un paio di occasioni oltre al gol. Nella ripresa il Verona cresce, ha due occasioni con Bowie e con Orban (bravissimo Carnesecchi) ma non riesce a trovare la rete del pari. Per la Dea, parsa palesemente sulle gambe, solo una traversa scheggiata da Krstovic. L’Atalanta sale a quota 50 punti, a -1 dalla Roma sesta e a +7 sulla Lazio ottava, vittoriosa 2-0 a Bologna